Come gli Spin Doctor manipolano i giornalisti usando il “Frame” – Marcello Foa
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Come gli Spin Doctor manipolano i giornalisti usando il “Frame” – Marcello Foa

October 15, 2019


Sono Marcello Foa e sono un giornalista di
scuola montanelliana. Oggi dirigo il gruppo editoriale del Corriere il Ticino, in Svizzera,
insegno anche giornalismo e comunicazione sia all’USI di Lugano sia in Cattolica e ho
incentrato le mie ricerche e la mia analisi, anche quotidiana, sul modo in cui i governi
e le istituzioni riescono ad orientare i media, spesso all’insaputa sia dei giornalisti e
sia dell’opinione pubblica. Sulla base di queste analisi che ho fatto – partendo un
po’ a ritroso io da giornalista ho lavorato per tanti anni a il Giornale, dapprima con
Montanelli, poi sono rimasto lì come capo degli esteri, inviato speciale – mi sono accorto
di un’anomalia molto frequente ovvero che i giornali, i media in generale ripetono tutti
gli stessi errori, le stesse visioni della realtà, dei fatti cui io ho assistito personalmente
molto spesso, senza mai differenziarsi, indipendentemente dal loro colore politico. Ovvero, quando scoppia
una grande crisi, quando c’è un grande evento, voi prendete il Corriere, il Giornale, la
Repubblica, ma anche grandi giornali stranieri come la Neue Zürcher Zeitung, la Frankfurter
Allgemeine, il New York Times, il Times, eccetera, e vi accorgerete come i fatti che vengono
riportati siano quasi sempre gli stessi. Allora a metà degli anni 2000 mi sono chiesto: ma
com’è possibile che i giornalisti, in democrazia, si comportino sempre tutti allo stesso modo?
E ho trovato la risposta in una parola che negli ultimi tempi è diventata di moda, ma
che fino a poco tempo fa non lo era affatto, ovvero negli spin doctor. Gli spin doctor
cosa sono, per la maggior parte del pubblico? Sono coloro che organizzano le campagne elettorali,
e questo è tecnicamente giusto. Però c’è un passaggio che sfugge a quasi tutti i giornalisti
e che è fondamentale: quando la campagna elettorale finisce, lo spin doctor in democrazia
dovrebbe riconsegnare le chiavi dell’ufficio elettorale al suo leader e dirgli “ci vediamo
tra quattro o cinque anni”. Questo non accade. Invece lo spin doctor cosa fa? Entra nel palazzo
con il politico. E questa è una sottigliezza. La maggior parte del pubblico dice “va beh,
cosa cambia?”, cambia tantissimo perché lo spin doctor è di fatto un manipolatore,
colui che deve in una certa misura convincere l’elettore e il pubblico a votare per un candidato
dandogli in pasto quel che il pubblico vuole sentirsi dire. Quando sei al governo però
tu devi avere un approccio e un rispetto della verità istituzionale, la credibilità delle
istituzioni di cui tanti si riempiono le bocche, spesso a sproposito, che lo spin doctor non
rispetta. Lo spin doctor adotta dentro le istituzioni le stesse logiche della campagna
elettorale, ovvero è parziale, tende a manipolare, non rispetta l’oggettività dell’informazione
e questo ha degli effetti devastanti, soprattutto se si considera un elemento che ancora una
volta sfugge, quasi sempre, alla coscienza pubblica e anche dei giornalisti. Oggi se
voi andate ad analizzare quali sono le fonti a cui attingono i giornalisti, la maggior
parte delle risposte che io ottengo dai miei studenti all’università è: le agenzie di
stampa, i comunicati stampa. Il che è formalmente corretto, però c’è qualcosa di più. Se
tu vai ad analizzare da dove nascono le notizie, oggi ti rendi conto che il 70, 80, talvolta
anche il 90% delle volte l’origine di una notizia è dentro alle istituzioni, anche
per gli episodi più banali. Esempio: incidente a Milano. Il giornalista va sul posto, vede
le due macchine che si sono scontrate. Poi chi gli dice che cosa è accaduto? Sono i
vigili, sono gli infermieri degli ospedali, sono i carabinieri e, sulla base dei report
che ottiene da queste persone, che sono rappresentanti delle istituzioni, scrive l’articolo e l’opinione
pubblica viene informata. Questo è un esempio banale, ma viene applicato su larga scala
anche a temi nazionali e internazionali. Abbinata a delle tecniche che sono sia di conoscenza
del modo in cui giornalisti operano, sia di psicologia sociale, ottieni un fenomeno di
condizionamento, implicito talvolta, esplicito delle masse, che è abbastanza preoccupante
e a cui i giornalisti stessi molto spesso non si sottraggono. Potrei parlarvi per delle
ore, ovviamente, di queste tematiche, però ad esempio sulle questioni psicologiche vi
faccio un piccolo esempio. Prendiamo il mito delle donne che fumano. Se voi dite a che
cosa somiglia, che cosa richiama la donna che fuma, la donna che fuma è il simbolo
di ribellione femminile. In origine, negli anni ’50, ma anche oggi nei paesi in via di
sviluppo, quando vuoi rompere gli schemi delle società conservatrici, le donne iniziano
a fumare e a portare i pantaloni e questo rappresenta un segnale molto forte di ribellione
sociale. Io ero convinto fino a poco tempo fa che fosse un fenomeno sociale, che poi
ad esempio i media, soprattutto il cinema ha propagato. Se voi andate a vedere in quanti
film la donna ha questo ruolo, il numero è molto elevato. Così come il fumo ha anche
un ruolo anche sensuale. Dagli studi che ho fatto, che sono questi abbastanza noti ma
rendono l’idea dell’importanza degli effetti psicologici di queste tecniche, il fumo come
simbolo di emancipazione femminile non è affatto un fenomeno spontaneo, ma fu impiantato
ad arte dal padre degli spin doctor, Barneys, nel 1918, se non ricordo male, su mandato
di una grande fabbrica di sigarette che aveva voglia all’epoca di propagare e diffondere
l’uso delle sigarette. All’epoca non c’era televisione, il cinema ancora non c’era nemmeno,
era agli esordi. Allora questo Barneys cosa fece? Poteva fare una campagna tradizionale,
che all’epoca significava qualche articolo sui giornali e un po’ di cartellonistica,
oppure inventarsi qualcosa di nuovo. Cosa fece? Il giorno di Pasqua c’era la sfilata
delle varie comunità a New York, un po’ come accade ancora oggi in molti paesi da noi e
in molti villaggi, allora alla fiaccolata della brigata della libertà iscrisse e fece
sfilare delle modelle bellissime, vestite in maniera molto provocatoria per l’epoca,
cioè con dei pantaloni, camicetta, bretelle, un basco in testa reclinato, bellissime, altezzose,
affascinanti, e le fece sfilare fumando ostentatamente. Guardate anche il significato delle parole:
la brigata ha una valenza positiva, la libertà nella società americana è un valore positivo,
la fiaccolata evoca la sigaretta. Risultato: polemiche infinite, articoli infuriati sulla
stampa, “è il decadimento dei tempi”, “dove andremo a finire?”, eccetera. Risultato
immediato: quadruplicate le vendite delle sigarette e questa idea di ribellione associata
al fumo che è entrata nella coscienza collettiva. Siamo nel 2013, è passato quasi un secolo
e questo concetto è ancora molto forte. Perché vi dico questo aneddoto, che è conosciuto
agli esperti di comunicazione? Perché quando voi abbinate la conoscenza delle tecniche
del giornalismo e della comunicazione con le tecniche della psicologia create un’arma
che è un’autentica arma di distruzione di massa, perché riesce a manipolare le masse
senza che le masse stesse se ne rendano conto e provocando degli effetti a breve termine
che sono devastanti sulla verità, per chi è interessato a raccontare la verità, e
a lungo periodo ti creano delle idee e degli stereotipi che difficilmente tu riesci ad
estirpare. Oggi un esempio molto importante per far capire come funzionano i media, è
appunto la piramide dell’informazione. Le notizie non sono tutte uguali. Voi sapete
benissimo che se la notizia viene data da un grande media, mettiamo in Italia il Corriere
della Sera piuttosto che il TG5, oppure in America il New York Times, ha un peso molto
diverso se la stessa notizia viene data da un giornale locale o da un piccolo sito sconosciuto.
Perché questo? Un po’ è implicito, perché ovviamente c’è la credibilità di un’istituzione,
di un giornale che fa premio. Ma non è solo questo. I giornalisti hanno un atteggiamento
tendenzialmente conformista, cioè sono pochi i giornalisti che tendono a pensare con la
propria testa, la maggior parte tende invece a replicare quella che ritengono l’opinione
condivisa o l’opinione legittima istituzionale. Allora quando tu fai passare un concetto molto
forte su un media riconosciuto, provochi quello che è un effetto a cascata nella piramide
dell’informazione, ovvero più il media è in alto nella piramide, più la notizia è
sensazionale, più tutti i media simultaneamente parleranno di quell’argomento. È la stessa
tecnica che viene usata, ad esempio, per le grandi crisi internazionali. Prendete la suina,
la viaria, la guerra in Iraq, le crisi per il gas, il nucleare, l’ambiente, la capacità
di fare aprire i cancelli dell’informazione e far sì che tutto il mondo dell’informazione
parli simultaneamente di questo argomento è talvolta spontanea, scoppia la centrale
di Fukushima e ne parliamo tutti, c’è un terremoto a L’Aquila e ne parliamo tutti.
Ma quanti sono gli eventi che meritano un’attenzione così forte? Pochissimi. Se tu hai uno spin
doctor che è dentro al governo, ovvero che è in cima alla piramide dell’informazione,
tu hai qualcuno che conosce le tecniche per far sì che i media parlino simultaneamente,
col taglio che vuoi tu, della notizia che lui ha scelto molto spesso arbitrariamente.
E questo è pericolosissimo, perché l’effetto ultimo è che la nostra percezione molto spesso
è falsata, è deviata addirittura. Tu parli molto spesso di argomenti che pensi siano
molto importanti, su basi che pensi i tuoi governi ti diano in modo credibile e in realtà
alla fonte c’è qualcuno che sta giocando con la tua buonafede. L’effetto ultimo di
queste tecniche – di cui appunto potrei parlare a lungo – è un fenomeno che io
vedo da molto tempo, che ho denunciato in coda a un libro che ho scritto su questa tematica
e che sta in questo momento rivelandosi molto fondato, ovvero a forza di manipolare le masse,
le masse tendono a non credere più alle istituzioni, che invece dovrebbero essere il collante del
nostro convivere civile. Dunque si formano dei movimenti di protesta molto forti, che
se indirizzati in modo virtuoso possono rappresentare un fenomeno di rigenerazione della democrazia,
ma se vengono usati in maniera arbitraria o finiscono con dei leader che non sono rispettabili
o comunque credibili, il rischio è che poi lo sbocco ultimo possa essere anche una dittatura.
La nostra storia recente è ricca di questi episodi. Hitler e Mussolini sono nati su onde
di disgusto. Questo effetto è molto significativo anche nel fatto che secondo me negli ultimi
tempi la capacità di persuasione di queste tecniche è un po’ diminuita, nel senso che
è aumentato a dismisura il numero di persone che oggi non crede più all’informazione ufficiale;
a volte lo fa razionalmente perché si è documentata, a volte istintivamente. Questo
è secondo me positivo, perché sta rimettendo in gioco le dinamiche più autentiche della
democrazia, io sono convintissimo, io di matrice di studio sono montanelliano e sono un liberale,
ma sono fondamentalmente, innanzitutto, un democratico, per cui credo che la volontà
del popolo deve essere sempre rispettata. Per me il concetto di sovranità è fondamentale.
Noi viviamo in una società in cui si è creato un nuovo frame, e questo è un concetto molto
importante, che pochi osano sfidare. Cos’è il frame? Il frame è una cornice, immaginatevi
una cornice. Io credo un concetto molto forte che automaticamente si impianta nella mia
psicologia, nei miei valori. Una volta creato questo meccanismo, tutto quello che rientra
dentro la cornice rafforza e mi rassicura la mia percezione del mondo. Le notizie, anche
vere, che escono dalla cornice, automaticamente tendo a scartarle o minimizzarle o ignorarle.
Quando tu crei un frame molto forte, ad esempio il frame dell’euro, quando ci dicono che “l’euro
è fondamentale per il nostro benessere”, quando ce lo dissero, quando lo portarono
in Europa e ancora oggi chi mette in dubbio l’euro viene considerato come un destabilizzatore
che mette a repentaglio il futuro dell’Europa, tu vai a toccare un frame molto forte, una
parte molto ampia della popolazione. Se tu vai a toccare questo frame, il riflesso condizionato
delle maggior parte delle persone è: io rifiuto o comunque mi spavento di fronte a questa
critica perché va a mettere in dubbio l’esistenza stessa. Vale anche per la religione. Se tu
vai a mettere in dubbio alcuni dogmi di qualunque religione, cattolica, ebraica, musulmana,
chi crede molto le rifiuta automaticamente, anche se l’evidenza dovrebbe portarlo perlomeno
a farsi qualche domanda. Lo stesso vale per la politica, vale per il nostro convivere
sociale. Tutto questo, tornando ai media, fa sì che la maggior parte dei media tenda
ad assecondare, a rafforzare questo frame anziché dare ai cittadini gli strumenti per
valutare autonomamente e indipendentemente quello che accade intorno a noi. Ed è questa
la ragione per cui, ad esempio, è molto facile poi orientare le masse in occasione dei grandi
crisi internazionali. Quando tu vuoi demonizzare qualcuno, la cosa che tu puoi fare è dirgli
che lui è un nemico della libertà, è un nemico delle istituzioni, oppure, in casi
estremi, un uomo-Hitler. Quando tu attribuisci a qualcuno un’etichetta, automaticamente screditi
questa persona, screditando automaticamente anche le tesi che lui porta con sé. Sono
tecniche che sono state usate e vengono usate ancora oggi molto frequentemente. Gli spin
doctor sono delle persone estremamente intelligenti, molto spesso sono degli ex giornalisti o dei
comunicatori professionali di grandissima intelligenza e hanno delle squadre di psicologi,
fanno studi di psicologia che gli permettono di affinare il loro approccio. Queste stesse
persone si rendono conto oggi che le tecniche che in larga misura sono ancora valide e applicate,
non bastano più per procedere a un condizionamento delle masse che fino a qualche tempo aveva
un risultato quasi perfetto, era matematico. Ovviamente a provocare questo turbamento,
questo scombussolamento è internet. Internet è un’esperienza molto positiva. Il blog dal
quale io in questo momento sto parlando ne è testimone. Questo blog qualche anno fa
sarebbe stato inimmaginabile, il blog di Beppe Grillo, tante esperienze belle, una buona
informazione su internet la trovi. Però, attenzione, su internet gli spin doctor stanno
anche applicando le tecniche per raggiungere i loro scopi, dissimulando le loro intenzioni.
In questo momento ci sono tante esperienza positive, ma ci sono anche delle tecniche
che ti permettono di orientare le masse e spaccarle. Ci sono tecniche per le quali a
volte tu pensi che qualcuno che ti è amico lo sia davvero e invece non lo è affatto,
ma viene lì per cercare di distogliere l’attenzione da certi obiettivi. Esempio: che fine ha fatto
il movimento Occupy Wall Street? Per questo movimento io ho avuto molta simpatia, perché
portava alla luce del sole un sentimento molto giusto, di disgusto e di ingiustizia. È successo
che l’hanno spaccato usando due metodi. Io diffido sempre quando un personaggio di estrema
intelligenza ma di grande cinismo, come Soros, si interessa di certi movimenti. Soros passa
per essere un filantropo, secondo me invece è uno che usa la filantropia per fini non
sempre dichiarati. Faccio una piccola parentesi sulle rivoluzioni che hanno scosso l’Est Europa
negli anni ’90-2000, in particolare il movimento che ha fatto cadere Milosevich, la rivoluzione
arancione. In Ucraina, vi ricorderete l’appassionante Natale in cui noi tutti parteggiammo per gli
arancioni contro i russi, la rivoluzione spontanea in Georgia. La finta primavera araba non è
stato un movimento di massa spontaneo, assolutamente no. Questi movimenti hanno tratto origine
dalle teorie di un professore americano che le ha applicate per la prima volta nell’ex
Jugoslavia, col fortissimo appoggio dei gruppi di Soros. Lì hanno messo per la prima volta
a punto una tecnica per rovesciare i regimi usando le piazze, per cui di fatto, se vogliamo
andare in maniera molto estrema, è come se fossero dei colpi di stato senza l’uso tradizionale
del colpo di Stato, cioè l’occupazione. E ha avuto molto successo. La Rivoluzione Arancione
fu una rivoluzione pianificata ad arte, pianificata da movimenti che erano legati a Soros, ma
non solo, la think tank, che hanno finanziato e pianificato quella rivoluzione che era una
messa in scena. Ci sono alcuni dettagli dai quali tu puoi decriptare quando ci sono delle
messe in scena e quando i movimenti sono autentici. Se c’è un movimento di piazza spontaneo,
noi scendiamo in piazza così come siamo vestiti in questo momento, io ho la mia maglia blu,
c’è che chi ha su la maglia verde, eccetera, e si va in piazza. Anche se tu fai il passaparola,
“andiamo tutti con la maglia arancione”, uno arriverà con l’arancione chiaro, l’arancione
dell’Olanda, l’arancione della maglietta che ha preso al mare, per cui sarà un caleidoscopio
di arancioni, non saranno tutti unificati. Alla rivoluzione arancione, se andate a riprendere
su internet le immagini vi accorgerete che l’arancione era uniforme, che c’erano le sciarpe,
che c’erano le tende, che c’era tutto. In quel caso lì tu devi drizzare un po’ le orecchie
e dire “ma com’è possibile che una protesta di piazza abbia questo impatto scenografico
che televisivamente renderà moltissimo, se è davvero spontanea. Infatti non era spontanea,
era una cosa pianificata. Pochi mesi dopo ci fu una protesta spontanea analoga a Minsk,
in Bielorussia, contro il dittatore Lukashenko. Non c’erano dietro degli spin doctor. Di quella
protesta nessuno ha memoria oggi, quella protesta durò pochi giorni e finì come quasi tutte
le proteste, ovvero con l’arresto e la detenzione di chi l’aveva organizzata. Tornando a Occupy
Wall Street, quando Soros ha cominciato a interessarsi e a portare finanziamenti alle
persone dentro al movimento, per me quello era il segnale chiarissimo che c’era in corso
un tentativo di destabilizzare il movimento dall’interno. Quando tu hai un movimento di
massa, puoi spaccarlo in due maniere: puoi cercare di attaccarlo per distruggerlo frontalmente,
oppure – Sun Tzu in “L’arte della guerra” lo insegna molto bene, parliamo di un manuale
di oltre 2000 anni fa – puoi cercare di infiltrarlo per spaccarlo dall’interno; una
volta che l’hai spaccato dall’interno il movimento perde la sua funzione vitale e quasi sempre,
se è basato sulla spontaneità, muore di morte sua. Esattamente quello che è successo
con Occupy Wall Street. Con un’aggravante: articoli usciti sulla stampa americana e ripresi
anche dalla stampa italiana, dimostrano come le grandi banche d’affari americane chiesero
e ottennero l’intervento dell’FBI per usare quei metodi tipici non dello scontro frontale,
ma insomma con la destabilizzazione che può fare una grande polizia, un grande servizio
segreto, al movimento Occupy Wall Street, che infatti morì di morte naturale. Il movimento
Occupy Wall Street si è spento quasi per inerzia, in realtà è stato spento per quella
che è sembrata un’inerzia. Tutto questo lo dico perché? Perché leggere oggi l’attualità
internazionale e l’attualità nazionale è possibile in due modi, uno ha il filtro classico
che è quello dei giornali, i quali tendono a riprendere il concetto del frame, cioè
c’è uno scopo, c’è una visione della realtà e tendono a ribattere costantemente quella
visione della realtà. Attenzione, non è che i giornalisti ricevono una telefonata
da qualcuno che gli dice “devi scrivere così”, talvolta capita, a me, devo dire,
in venti anni di carriera non è mai capitato, ma non è neanche necessario. Una volta che
tu hai stabilito la cornice, gli scopi, e hai stabilito una visione che è legittimamente
corretta mentre tutte le altre non lo sono, è un meccanismo automatico, i giornalisti
vanno in modo inerziale in quella direzione, ed è quello che accade in quasi tutti i giornali
del mondo. Non è che al mattino ricevi la telefonata e dice “tu oggi devi scrivere
questo”. Diciamo che a livello molto alto è chiaro che i direttori hanno dei contatti
privilegiati, per cui è chiaro che sanno l’aria che tira, ma questo è normale, fa
parte del giornalismo. Ma non c’è nemmeno bisogno di condizionare in modo esplicito
il giornalista. Quando tu hai stabilito il frame, hai stabilito quel che è la verità
condivisa, il giornalista automaticamente cercherà di assecondare, nel modo in cui
riporta i fatti, quello che sente la verità condivisa, che crea consenso intorno a lui,
crea consenso nei confronti del pubblico, nei confronti del proprio elettorato e nei
confronti dei propri colleghi. Questo meccanismo poi si alimenta da solo e fa sì che se tu
prendi molto spesso i giornali o guardi i telegiornali, sei colpito dal fatto che la
scelta delle notizie sia quasi sempre la stessa e trattata nella stessa maniera. Prendete
le prime pagine dei grandi quotidiani nazionali, hanno sempre gli stessi titoli e sempre gli
stessi argomenti. Ma voi sapete quanti lanci di agenzia arrivano in un giornale ogni giorno?
Tra i sei e i diecimila, un giornale di media grandezza. Tu hai diecimila notizie a cui
attingere eppure la scelta cade sempre su quelle dieci che finiscono in prima pagina
e vengono trattate sempre alla stessa maniera. Questo non è possibile condizionando i giornalisti,
è possibile applicando queste tecniche di condizionamento implicito che hanno un effetto
straordinario. Un esempio secondo me classico, in cui la stampa non esce bene, alcuni lo
dicono ma bisognava dirlo qualche tempo fa, è il modo in cui il fenomeno di Beppe Grillo
è stato trattato dalla stampa. Non mi riferisco né alla campagna elettorale né a quel che
sta accadendo in queste ore, ma prima. Cioè Beppe Grillo è stato un fenomeno sociale
giornalistico interessantissimo, in cui lui ha dato voce, ha interpretato un malessere
diffuso della società italiana. Non era difficile, non era un mistero interpretare quel malessere.
Però Beppe Grillo, se voi andate a vedere gli archivi dei quotidiani, anche con una
ricerca online, non troverete, se non occasionalmente, degli articoli in cui i giornalisti hanno
cercato di spiegare chi era Beppe Grillo davvero, perché la sua evoluzione da comico a capopopolo,
che cosa lui diceva nei suoi comizi, qual era il pubblico che andava a trovarlo, quali
erano le aspettative, un’analisi anche economica scientifica delle sue teorie, giuste o sbagliate
che fossero, ovvero un meccanismo di buon giornalismo di inchiesta. Non è stato fatto.
Di tanto in tanto, quando lui fece il Vaffaday a Bologna qualche tempo fa, che ci fu una
folla immensa, i giornali e i media con grande fastidio, con grande ritrosia si occuparono
dell’argomento per liquidarlo in poche righe come populista e poi non occuparsene più.
Perché questo? Perché Beppe Grillo non rientrava in nessun frame. Non poteva essere considerato
berlusconiano, non poteva essere considerato tipico della sinistra antiberlusconiana, non
poteva essere considerato leghista, non era rifondarolo, non era vendoliano, non era dipietrista;
era una cosa strana, ibrida, che usciva sia dagli schemi classici del giornalismo e sia
dalla politica. Qual è stato il riflesso condizionato dell’insieme dei giornali? È
qualcosa di strano, è qualcosa di anomalo. Non ne parlo. Perché sento che questo fenomeno
comunque rompe il mio schema, rompe il mio mondo, rompe il mio frame, non è gradito
ai partiti politici. Infatti hanno cercato di applicare una tecnica, riprendendo un libro
molto azzeccato in America il cui titolo era “La peggior punizione che tu puoi fare a
qualcuno è il silenzio”, nel caso di Beppe Grillo è stata applicata la tecnica del silenzio.
Non parliamo di Beppe Grillo e se nessuno parla di lui è destinato, secondo le vecchie
regole, ad afflosciarsi. In realtà questo era vero finché i giornalisti – questa
è un’altra grandissima rivoluzione – avevano il monopolio di quel che si poteva o no denunciare
sulla stampa. Se i giornali o le televisioni o le radio, fino a qualche anno fa non decidevano
di parlare di un argomento, quell’argomento non esisteva. Oggi, tramite la rete, questo
non è stato possibile, per cui il fenomeno Beppe Grillo si è sviluppato. E non do un
giudizio di merito, non dico se è positivo o negativo, si è sviluppato nonostante il
fatto che i grandi media e le grandi istituzioni abbiano cercato di marginalizzarlo tramite
il silenzio. Questo è un modo tipico di ragionare dei giornalisti. Così come oggi, ad esempio,
appare secondo me ridicolo e talvolta anche veramente sconcertante, il tentativo di strizzare
l’occhio sia a Beppe Grillo sia al popolo grillino. Improvvisamente ci sono autorevoli
opinionisti che si scoprono interpreti del malessere italiano e ci vengono a dire che
Beppe Grillo davvero aveva ragione lui. Ma che aveva ragione lui forse bisognava capirlo
prima. Adesso è facile salire sul carro dei vincitori, sempre che il carro dei vincitori
resti tale. Leggendo l’attualità in questo momento vedo due pericoli che si profilano
all’orizzonte, uno riguarda Berlusconi e, paradossalmente, l’altro riguarda proprio
Beppe Grillo. In che senso? Nel senso che uno scenario che stranamente non viene contemplato,
ma che secondo me è molto chiaro, riguarda quel che sta accadendo alla destra italiana,
cioè al Popolo della Libertà. In questi giorni si parla moltissimo della cosiddetta
campagna acquisti o scouting, come lo chiamava Bersani, nel popolo grillino, che in parte
probabilmente è in corso, qualche effetto l’ha avuto. Però secondo me la vera partita
è a destra, perché nelle istituzioni e nel Partito Democratico e in questa élite tecnocratica
europea, che poi è quella che detiene il potere, ci si è accorti che il vero punto
debole dello schieramento politico italiano oggi è proprio la destra. Ovvero, se voi
andate a vedere quello che sta accadendo giudiziariamente a Berlusconi – e ancora una volta vi invito
a non anteporre il pro o l’antiberlusconismo, ma di osservare la realtà con spirito analitico
– è qualcosa di molto diverso di quel che accadeva in passato. In passato Berlusconi
era oggetto di inchieste molto importanti, che duravano tantissimo tempo, potenzialmente
devastanti, che però si sono chiuse come sappiamo tutti, cioè o con la prescrizione
o con l’assoluzione per mancanza di prove. Oggi invece noi siamo di fronte a un momento
in cui Berlusconi è sottoposto a una serie di tanti piccoli attacchi giudiziaria simultanei
e questo ha un effetto giuridico molto importante, perché gli basta una condanna che non vada
in prescrizione e anche una seconda condanna che non vada in prescrizione, per far scattare
il rischio che Berlusconi venga arrestato davvero. Sai benissimo che se ti prendi una
condanna anche per un anno, un anno e mezzo, penale, hai la condizionale immediata, ma
la condizionale decade se tu prendi una seconda condanna. Allora il rischio che Berlusconi
sia arrestato oggi è molto alto, perché gli bastano due piccole condanne su episodi
marginali, per vedere interrotta la sua carriera politica. Il che significa che se la richiesta
di arresto dovesse andare in Parlamento oggi probabilmente passerebbe facilmente, i grillini
hanno detto che voterebbero sì, il PD un po’ sì e un po’ no, ma probabilmente sì,
per cui è verosimile che Berlusconi verrebbe arrestato, il che significa che Berlusconi
potrebbe fare la fine di andare direttamente in prigione o agli arresti domiciliari, vista
l’età, oppure essere costretto a scappare all’estero, lo scenario Craxi, magari in Russia
o da Putin. Questo verrebbe accolto con tanti “urrà” da parte dell’opinione pubblica,
ma avrebbe un risvolto politico molto importante: senza Berlusconi che cosa è il PDL oggi?
Non c’è nessun leader che è emerso, capace di dire “io continuo la battaglia di Berlusconi”.
Allora oggi di cosa ha bisogno Bersani? Ha bisogno di 20 Senatori, non di più, gliene
bastano 20 per arrivare ad avere la maggioranza in Senato. Immaginate un momento in cui Berlusconi
è costretto a lasciare la guida politica del Popolo della Libertà. Ma sul serio! Perché
o arrestato o perché costretto all’esilio. I 90 Senatori cosa farebbero? Rimarrebbero
compatti? Dietro a chi? O ognuno cercherebbe di trovare una soluzione il più possibile
utile per se stesso? È qui secondo me lo scenario più probabile che rischia di realizzarsi
se questa offensiva giudiziaria va avanti. Bastano 20 deputati che formano un gruppo
nuovo oppure si affiliano a Monti oppure fanno una Lista Civica e per il bene nazionale appoggiano
un governo di unità nazionale, tecnico o paratecnico o para-PD, e a questo punto la
legislatura che tutti danno morente potrebbe continuare per mesi. Questo scenario era probabilissimo
fino a pochi giorni fa, l’intervento di Napolitano lo ha reso un po’ più incerto, perché non
si sa se davvero Napolitano, visto che è il capo della Magistratura, ha lasciato intendere
che non vuole uno scenario estremo e destabilizzante come questo, per cui bisogna capire se questo
monito o presunto tale – perché poi ci sono interpretazioni diverse – ha avuto
il suo effetto e frenerà questo scenario. Ma comunque si pone un problema a destra.
Oggi se tu vuoi governare il paese, devi sperare che il centrodestra esploda. Una volta che
il centrodestra esplode, la frammentazione del voto politico è tale per cui oggi quello
che è l’establishment che unisce la sinistra nel PD e la tecnocrazia europea, potrà avere
gioco libero. Anche per far partire il piano B. Beppe Grillo chiaramente dà fastidio,
Beppe Grillo può essere combattuto sul fronte delle idee, sul fronte dell’interpretazione,
creando nuovi movimenti che riescono a dare originalità alla politica, una nuova verginità
alla politica; oppure – ricordatevi quel che è successo all’estero – può essere
destabilizzato tentando di farlo implodere dall’interno o tentando di delegittimarlo.
Il tempo gioca contro Beppe Grillo. Se gli attuali partiti storici, diciamo così, riescono
a governare almeno per un anno, un anno e mezzo, ancora meglio sarebbe per cinque anni,
ha il tempo per portare quegli attacchi che possono essere condotti mediaticamente, e
non solo, contro Beppe Grillo per eroderne la credibilità. Un assaggio si è già avuto,
l’inchiesta de L’Espresso che è uscita due settimane fa, che poi si è rivelata non così
fondata, è un esempio. La storia dell’Italia purtroppo è ricca di episodi in cui tu formuli
delle accuse che sembrano plausibili e che a distanza di anni decadono, ma che hanno
un effetto devastante nel breve periodo. Io vedo molto il rischio che ad un certo punto
Beppe Grillo, soprattutto una volta risolta la questione Berlusconi, finisca nel mirino
e si tenti di sconfiggerlo non col dialogo politico ma con la delegittimazione al suo
interno e con dinamiche che possono essere molto diverse. Io sono molto perplesso quando
vedo che Goldman Sachs elogia Beppe Grillo. Mi sembra di vedere il bis della vicenda di
Occupy Wall Street. Beppe Grillo non fa altro che sparare contro Golmans Sachs e le grandi
banche, non è immaginabile che Goldman Sachs possa avere interesse in Beppe Grillo, a meno
che non rientri in un disegno o a meno che Goldaman Sachs non punti sulla destabilizzazione
totale dell’Italia, per cui il Beppe Grillo è funzionale ai suoi disegni. Bisognerebbe
valutare con attenzione l’appoggio degli americani a Beppe Grillo che in una certa misura è
ancora una volta illogico. Se noi andiamo a vedere la posizione di Beppe Grillo sull’Iran,
su Israele, sulle banche, sull’influenza del mondo finanziario sulla democrazia, Beppe
Grillo dovrebbe essere un nemico di un certo establishment americano. Invece da qualche
tempo a questa parte si moltiplicano i segnali di stima anche dal governo americano. Perché
il governo americano si comporta così? La versione ingenua, politically correct, dice:
perché l’America, che è simbolo, paese della libertà, della democrazia, eccetera, appoggia
movimenti spontanei come questo. Il che in una certa misura ci sta anche, cioè c’è
una certa simpatia per quel che emerge dal popolo, l’origine della storia americana nasce
da una rivolta popolare. Però una grande potenza non si limita a questo, una grande
potenza calcola innanzitutto, come i presidenti americani continuano a dichiarare, il proprio
interesse, il proprio tornaconto. Allora di fronte a un movimento come quello di Beppe
Grillo, gli americani stanno usando un atteggiamento per me molto chiaro, ma che molti non colgono
probabilmente, ovvero che loro cercano innanzitutto di conoscere, poi di farsi amico il movimento
e grazie a questa amicizia cercare di perpetuare l’influenza che gli americani hanno avuto
innegabilmente sulla politica italiana dal dopoguerra ad oggi, infischiandosene molto
della questione ideologica. Molto significativo è il fatto che chi tiene i rapporti con gli
americani non è Beppe Grillo ma è Casaleggio, perché questi rapporti vanno avanti da molti
anni. A inizio dicembre io ho partecipato in Cattolica a un dibattito con uno degli
esperti, il capo della campagna su Facebook di Barak Obama, che è venuto a fare una conferenza,
e subito dopo – è uscito anche sui giornali – lui è andato ad incontrare Casaleggio
per uno scambio di opinioni. Perché vogliono incontrare Casaleggio? Da un lato c’è un’evidenza
chiara: quel che il fenomeno Beppe Grillo ha fatto su internet è un fenomeno davvero
unico al mondo, un successo incredibile, per cui è evidente che anche dei grandi esperti
come quelli che hanno gestito la campagna di Obama, ritengono interessante confrontarsi
con chi ha architettato tutta questa capacità di comunicazione. Ma potrebbe anche non essere
questo, cioè loro hanno bisogno sempre di interpreti e di appigli dentro al movimento,
per poi farne che cosa? Non si sa. Io non mi stupirei se improvvisamente, da un giorno
all’altro, i grillini da amici o comunque visti con una certa simpatia dagli Stati Uniti,
diventino improvvisamente non più grati. Secondo logiche, interessi, interpretazioni
che noi comuni mortali difficilmente riusciremmo a capire, ma che rispondono molto bene alle
logiche della grande politica, specialmente quando hai interessi strategici, le cui modalità
non vengono mai dichiarate. Tutto quel che puoi fare è cercare di intuirle, puoi cercare
con l’esperienza e la conoscenza di mettere le caselle al punto giusto, con la comparazione,
con l’esperienza, ma non sempre ce la fai e non sempre il quadro è completo. Però
questo approccio analitico è secondo me l’unico modo attendibile per cercare di capire la
realtà. Beppe Grillo a questo punto è un bivio. È un bivio non solo nei confronti
dell’America, è un bivio nei confronti della politica generale. Cioè fino a questo momento
lui ha avuto gioco facile, nel senso che non era ancora stato eletto da nessuna parte,
era un movimento popolare di grande protesta, per cui gli bastava cavalcare l’onda, il sentire
comune che lui intuisce e da cui lui ritrae molta ispirazione, perché è una spugna Beppe
Grillo, continua ad assorbire e poi dice le cose che la gente sente, è un ottimo osservatore,
però in una certa misura non era confrontato con responsabilità politiche dirette. Oggi
il gioco per Beppe Grillo diventa molto sofisticato. Oggi secondo me lui è davvero a una svolta
e non può più semplicemente basarsi sulle intuizioni di comunicazione, di approccio,
che gli sono state utilissime, ma dovrebbe – è difficile dire come – munirsi di quegli
strumenti di analisi e di conoscenza della gestione del potere, e non mi riferisco alla
gestione del potere riferito agli scandali italiani dei rimborsi spesa in Regione Lombardia
o della casta, queste cose sono evidenti, questa è la faccia che colpisce il cittadino,
ma gli stati, gli affari politici internazionali, i grandi affari economici si gestiscono con
altre modalità con una facciata che non viene quasi mai decriptata dal pubblico. Se tu diventi
un referente politico, un qualcuno che ambisce a gestire un paese, secondo me non puoi più
fare a meno di conoscere, di sforzarti di intuire, grazie anche all’ausilio di persone
di cui tu ti fidi e che conosci, questi grandi giochi che ci sono alle spalle, altrimenti
il rischio molto alto è che Beppe Grillo sia vittima della propria ingenuità e questo,
secondo me, è il rischio più grande che lui sta correndo. Beppe Grillo è molto bravo
nel decriptare le misure dell’establishment italiano perché ormai lo conosce bene, e
anche il modo in cui ha usato la televisione, anche il rapporto coi giornalisti, è stato
in una certa misura molto abile perché lui ha capito che i giornalisti usavano un certo
frame, negandosi a loro ma costringendoli a coprire la sua campagna lui ha ottenuto
l’effetto che, grazie ai servizi dei telegiornali e ai collegamenti in diretta dei suoi comizi,
il suo messaggio passava direttamente ai cittadini italiani saltando il filtro dei giornalisti.
Questo solo qualcuno che conoscere bene come funzionano i media può riuscire a farlo con
la sistematicità che lui ha fatto. È stato un capolavoro. Da adesso in avanti, secondo
me, queste conoscenze e non gli bastano più o perlomeno rischiano di non bastargli più,
soprattutto se ci sarà un coinvolgimento crescente di Beppe Grillo nelle istituzioni,
nel governo di grandi Regioni, grandi realtà cittadine o addirittura di un paese.

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  1. AL GESTORE DEL CANALE: dato che lei sta portando avanti la creazione di un movimento di pensiero e divulgando una rete di pensatori, mi metto a disposizione per chiunque dei suoi contatti come stratega di flashmob di strada o eventi di propoganda nazionale sulla base di una lunga esperienza e un gran fiuto sul funzionamento di alcuni meccanismi di marketing d'assalto (in senso propogandistico di idee di libertà). Dobbiamo smascherare il capitalismo nella sua mentalità incistatasi mentalmente (fuori, dentro, attraverso) agire al limite e sul lastrico del comprensibile per crashare mondi e far collassare certezze. Poi da sotto l'ideologia, il pensiero e la forza dei vostri intellettuali potrà al massimo fiorire e fare leva sull'energia creata. Mi rivolgo ai leader che prendono voce nel canale di ByoBlu: sono a vostra disposizione se realmente volete mettervi insieme e far crollare il vecchio mondo.
    -> https://www.youtube.com/watch?v=I9q0W0zC1UI

    Email: [email protected]

  2. Un giornalista "dissidente" che pretende di divulgare al volgo i segreti del giornalismo "che manipola l'opinione pubblica". In realtà non si nota subito ma riascoltando si capisce che difende la categoria dicendo che "tutti scrivono le stesse notizie" ma che queste sono erogate dall'alto ovvero dai politici, poi dal punto 22:46 comincia l'apologia di Grillo e il suo movimento, la vera propaganda del video, un esempio di manipolazione in puro stile da guerra psicologica di stampo sovietico.

  3. Mi pare manchi la motivazione dell'atteggiamento servile dei giornalisti: Il "Tengo famiglia!". Meglio non dire nulla che disturbi il l datore di lavoro. Tutto il resto mi pare secondario.

  4. Al. Momento siete uniti per screditare questo governo 😀😀😀😀, fare di tutto per farlo passare uguale ai soliti, per cercare di rimettere i soliti reali

  5. Io entrambe sia razionalmente che istintivamente, non solo mi diverto a sentire le palle che dicono

  6. Il condizionamento vero si ha quando si può assistere un mutamento profondo e repentino del pensiero dominante, non quando l'idea è persistente.Lì vedi che c'è lo zampino di psicologi e spidoctor. Oggi il governo in carica è stato messo in piedi utilizzando proprio comunicazione e spin doctor, campagne pressanti di criminalizzazione dei migranti, bufale da profili falsi sugli oppositori politici, demonizzazione mediatica, controllo apicale della comunicazione. Il m5s, ovvero una società di comunicazione che gestisce un partito non fa che uello dall'inizio con esperti di comunicazione fra i migliori del paese. E le persone ascoltano Foa e pensano che sia il PD a usare gli spin doctor, un partito che a livello di comunicazione sta sottoterra e non è stato manco in grado di comunicare i suoi successi.

  7. Alla base occorre un cretinismo sociale diffuso affinche' cada nella rete il pappagallo sociale di turno.

  8. Oggi, 28luglio2018, ho saputo che Foa sará presidente della Rai. Incuriosita sono andata a sbirciare su di lui. Che gioia sentirlo parlare. Mi dá l'impressione di una persona autentica, serena, profonda, chiara, veritiera, precisa, modesta, colta, calma. Ottima scelta!!! Tanti auguri

  9. Francamente, adesso che è stato indicato come nuovo presidente rai, a me preoccupa più il fatto che Foa si fregi del titolo di discepolo di Montanelli che non delle sue capacità di studio e analisi della comunicazione. Casi diversi, lui e Travaglio, soprattutto per la rispettiva difforme visibilità.

  10. Trovo molto interessante ciò che sta dicendo il dott. Foa perché le tecniche di manipolazione che gli spin doctor usano in politica ora secondo me le usano per le multinazionali per manipolare l'opinione pubblica per ridurla ad accettare i valori che fanno gli interessi delle suddette multinazionali; quello che mi spaventa e che dove non riescono a manipolare le masse lì scoppia una guerra.

  11. vi chiedo di convocare la maggioni e di dargli la stessa possibilità che avete dato a foa cosi l'italia può capire con chi abbiamo avuto a che fare. grzie marcello per essere presidente della rai però non venire mai a chiedermi il canone perchè io rispondo con il cannone e ti ammazzo il funzionario. ora la mia sfida è fai produrre all'azienda rai le proprie risorse, e se tu dici che non tutto è possibile allora fammi passare davanti a te e io ti dimostro che tutto è possibile, ciao.

  12. Marcello Foa fa paura perchè giornalista non allineato e libero. Io mi regolo in questo modo: tutto quello che esce dalla bocca di Lilli Gruber, Giannini, Vittorio Zucconi, Parenzo, Concitta De Gregori, Bruno Vespa, Fabio Fazio, Mannoni, Eugenio Scalfari, Renzi, Gentiloni, Martina, Boldrini, Delrio, Boeri, Cottarelli, Calenda e tutti i tirapiedi come loro, ascolto quello che dicono e così so per certo che la verità è esattamente il contrario di quello che dicono. Non si può sbagliare.

  13. Errore, in Occidente e nel Mondo Libero sono i poteri privati e non il governo ad influenzare la società, utilizzando naturalmente le tecniche e gli "spin doctor". Il governo è un semplice funzionario al servizio dei privati. Questa informazione falsa e tendenziosa di Foa e di Byoblu, vuole sviare l'opinione pubblica Occidentale dal fatto che sono DITTATURE come Russia e Cina a manipolare i media con tecniche del genere, e direttamente dalle stanze dei bottoni del governo. Al contrario in Occidente le stanze dei bottoni sono nei Cda delle Multinazionali o dei Fondi di Investimento privati: il che è molto meglio, dato che la concorrenza del libero mercato crea una dispersione del potere tale che non è possibile per una sola persona (AL CONTRARIO CHE NELLE DITTATURE) comandare l'intera informazione. E' chiaro che gli Spin Doctor occidentali difendono la libertà di espressione e la democrazia, dal momento che senza libertà di espressione e senza democrazia, i poteri privati si troverebbero scavalcati dalla concentrazione di potere in mano al governo. L'influenza dei poteri forti e delle lobby ci sarà sempre: l'alternativa è lasciarla nelle mani di più poteri diversi in concorrenza tra loro, oppure concentrarla unicamente nelle mani di una sola persona, come avviene ad esempio in Russia. E' questo che Byoblu vuole: non un'informazione libera come in Occidente, controllata da diversi poteri privati in concorrenza tra loro, ma un'informazione governativa controllata dall'alto e dal governo.

  14. Bisogna aggiungere anche il fatto che una Multinazionale Americana, cioè Google, permette a siti di complottisti pro-dittature come Byoblu di esprimersi liberamente, anche contro l'Occidente. Al contrario, nei REGIMI che quelli di Byoblu sponsorizzano, non è possibile per gli oppositori "Byoblu" locali esprimersi liberamente. Ci vuole poco a capire cos'è meglio: l'Occidente, l'America e il Mondo Libero, oppure il Grande Fratello Orwelliano che vuole Byoblu?

  15. Il problema non è la manipolazione dell'informazione, i "poteri forti", e gli spin doctor. Il problema è che la manipolazione dell'informazione (che esisterà SEMPRE E COMUNQUE), NON DEVE essere nelle mani del Governo, perché questo uccide il pluralismo e la diversificazione. Se i media occidentali sono uniformati a un'unica visione del mondo è perché raccontano LA VERITA' (che, come si sa, è una al contrario dell'errore): non essendo manipolati dal governo, non hanno alcun interesse a difendere le istituzioni ma soltanto a guadagnare più lettori in un regime di libero mercato. Al contrario, le fabbriche di troll delle agenzie stampa comandate da dittature, che operano in italia, falsificano l'informazione poiché non hanno alcun altro interesse se non quello di essere al soldo dei dittatori che le comandano.

  16. Questo video di Byoblu descrive esattamente la situazione presente in dittature come Russia e Cina, riferendola all'Occidente. Bel modo per depistare l'opinione pubblica!

  17. Finalmente/un giornalista indipendente-  Prendete esempio/giornalisti prezzolati-avete venduto la vostra dignità- Grazie  Messora e Foa. L'Italia vi deve molto.

  18. Bel monologo. Non tutto lo condivido ma ottima dialettica (anche se ha fatto un qui pro qui su Berlusconi e bersani :)).
    Buon lavoro in Rai.

  19. Guarda al linciaggio nei confronti dei pubblici dipendenti. Non si parla mai di un dipendente virtuoso e ce ne sono

  20. Ragazzi, mi fermo al "l'informazione è manipolata dalle istituzioni, ad es le informazioni sui feriti le danno gli infermieri". Io capisco che l'uomo abbia una naturale inclinazione per il complottismo (rendersi differente dalla massa? Sentirsi speciale ed intelligente?). Ma come si fa a non interrompere il video dopo che si è sentita un'affermazione simile? Che Stato ha le risorse per assicurarsi che ogni singola persona che lavora in un ente pubblico (Vigili? Infermieri? Già che ci siamo gli impiegati delle poste?) agisca in modo da manipolare la collettività? Questo unisce cose sensate a cose insensate, fa affermazioni che non hanno validità scientifica (capisco se che se ritieni ogni notizia che viene da un ospedale sia manipolata/manipolabile allora poi lo siano il 90% delle notizie … ma mi sembrano metodi arbitrari) Quest'uomo è pericoloso perché mistifica, e con grande abilità, manipola tutti. Chiaro che accetti poi la presidenza della RAI da un governo che richiama il regime: non è ipocrita, ha sempre manipolato.

  21. Marcello Foa , un compendio di intelligenza, competenza ,
    esperienza, imparzialità, e coscienza giornalistica, qualità
    indispensabili al nostro futuro direttore della Rai !
    Mi auguro che riuscirai a farci uscire dal nostro’’ frame ‘’, che
    limita in noi la capacità di analizzare oggettivamente e
    veridicamente gli avvenimenti, ed a sbarazzarci delle influenze
    malvagie che hanno condizionato e condizionano le nostre idee ,
    le nostre convinzioni e le nostre opinioni.
    Attraverso questi video , ci permetti di meglio conoscerti , e,
    soprattutto, di apprezzarti ed assicurarti la nostra stima ed
    il nostro appoggio!
    Bravo!

  22. quest'uomo è un genio…..mentre parlava mi è venuto in mente il libro di Sun Tzu e l'arte della guerra,dopo 10 secondi Marcello lo ha nominato…..na scossa

  23. In campagna elettorale USA leggevo i giornali Americani (che sono di proprietà per il 99% ebrei di sinistra) e poi leggevo i giornali Italiani e i titoli erano esattamente uguali. Propaganda contro la destra usando TUTTE le parole infamanti possibili. Trump razzista, omofobo, evasore, etc etc ….. quando poi ho chiesto all’italiano medio cosa pensasse di Trump le risposte erano: Trump è razzista. Trump non mi piace. È incredibile che gli USA possan scegliere un mostro cosí. Alchè io chiedevo: hai prove che Trump sia razzista? ….. silenzio!!!! ….. no, non ci son prove. Ma l’han letto sul giornale quindi dev’esser vero…… TUTTI gli Italiani in USA han votato per Hillary Clinton perche NESSUN giornale ne ha parlato male (gli ebrei votan sinistra, son loro che han inventato il comunismo …… per ovvi motivi”) solo Assage ha menzionato i crimini Clinton. Lei ha fatto uccidere Gheddafi, ha fatto uccidere tanti opponenti. La sua fondazione ha dato solo 2% in donazioni, ha svenduto il suo paese ….. ma il 50% l’ha votata e quel 50% eran gli stranieri e i non laureati che abboccano alle palle dette dai media!!!!! I media Italiani non sono piu veritieri. Bisogna prender tutto con le pinze

  24. Occupy Wall Street è stato spento perchè il governo ha arrestato (incostituzionale, illegale) e han usato spray per stordirli. ….. gli ebrei sono al potere in USA. I militari USA vengon usati dagli ebrei per le loro guerre per Israele. Wall Street è al 97% ebrea. I media son ebrei, addirittura prima di Trump 5 su 9 giudici (giuda) della U.S. Supreme court eran ebrei creando una maggioranza. Le ditte farmaceutiche di vaccini, oppioids, chemo, glifosato son ebree ….. c’è una guerra degli ebrei contro i non-ebrei …… come la loro religione gli impone. Soros, kissinger (ha fatto uccidere Moro) e Rothschilds son ebrei.

  25. Tuto molto giusto, ma mi chiedo quanto possa essere interessato a raccontare la verità uno che ha lavorato per berlusconi e ha piazzato suo figlio nello staff di salvini. E poi nel 1918 il cinema c'era, eccome. Era muto, ma c'era. E poi l'associazione delle donne al fumo si trova già nei poster di alfons Mucha tra il 1899 e il 1901. Insomma, quando si da a qualcuno un piedistallo, questi può dire tutte le cazzate che vuole, tannto pendono tutti dalle sue labbra.

  26. COME PRESIDENTE DELLA RAI SAREBBE STATO PERFETTO ALMENO LE SUE IDEE SONO OTTIME ECCO PERCHE' QUEI FAZIOSI DI SINISTRA E QUEGLI IPPOCRITI DI FORZA ITALIA NON LO HANNO VOTATO LORO VIVONO PER LA FAZIOSITA' DEI MEDIA CHE A LORO DA L'ESISTENZA

  27. Che bello ascoltare questi discorsi quasi profetici cinque anni dopo, e trovarli recenti e attuali. Mi piacerebbe molto ascoltare Foa dare un parere di questi cinque anni di lavoro effettuato dal M5S e come vede i prossimi Cinque

  28. ok, ma non è sempre stato così? Non dice nulla di nuovo. Così nel 1918 (detto nel video), come nei periodi dei totalitarismi, fascismo, comunismo, oggi populismo… Quando guadagnava e guadagna oggi uno Spin Doctor? E se ciascuno usasse di più di discernimento?

  29. Ma il termine frame non si può tradurre con "principio di non contraddizione"? Quante volte si è contraddetto Indro Montanelli? Chi paga Beppe Grillo? Se non è Soros, Soros paga però la Chiesa Cattolica per riempire il frame dell'immigrazione? Mah … Dal punto di vista logico queste argomentazioni non sembrano che reggano molto. Diamoci all'esoterismo che è meglio!

  30. Foa marcello sei incappato su una stratosferica cazzata di berlusconi rincoglionito il quale con una ne ha affondate due,la rai e il centro destra.bravo berlusca

  31. Speriamo cambia aria nella RAI; tra l'altro non mi pare che Foa sia un salviniano. Alla fine Foa si chiede cosa nasconda l'interesse degli USA per il movimento 5 stelle: oggi mi pare si stia chiarendo che l'Italia grillina è usata in chiave anti UE e anti tedesca. Per l'Italia è un gioco pericoloso perché rischia di essere un vaso di coccio tra vasi di ferro; ma anche rimanere sotto il giogo UE/Germania è un disastro.

  32. Oggi, 26 Settembre 2018, Marcello Foa, dopo circa due mesi di incertezza, è finalmente Presidente RAI. Grazie e buon lavoro!

  33. Tutto interessante e credibile quello che dice! Ma come si combatte questo meccanismo… specie dopo l'ultima legge del copiright votata in parlamento europeo?

  34. Marcello Foa mi piace moltissimo, sembra onesto e competente, speriamo che come direttore RAI non ci deluda! Chissà se lo stanno già ricattando?

  35. Pensare eri del partito defunto.. ora incarica alla Rai grazie proprio a Grillo… Chissà com'è andata veramente… Volevi che la destra spariva e che Grillo smettesse di lavorare per il movimento… !!! Dovresti ritirarti dalla Rai e dare le dimissioni!! Volevi attaccare il popolo con le tue parole ora cosa vorresti fare??? Scoprì le carte giocare con il popolo non ti conviene!

  36. Ma Foa è quello che, a ridosso delle elezioni, diceva che la Clinton aveva pochi mesi di vita ed era stata messa lì dai soliti poteri forti e chissà quale massoneria. E pure si dedicò a far girare la bufala che un bodyguard le stava sempre a fianco con una siringa di Diezpam (era un normale accecatore) pronta all'uso.
    Foa: da zerbino berlusconiano a paladino dell'informazione libera da condizionamenti. Da ridere!

  37. Oggi con il governo gialloverde sei nella stanza dei bottoni e non si parla piu di spin doctor, semplicemente perchè sei uno di loro, precisamente di quelli Schierati con Bannon per far governare le destre nazionaliste in tutto il mondo.

  38. Ebbene ora che sei Presidente della Rai è svanito tutto questo desiderio di trasparenza? Cambiamenti non ne ho ancora visti

  39. Pure questo ripete la storia delle Sigarette.Questo Stronzo che doveva cacciare i Partiti dalla Rai e invece ha Lasciato i Piddini Forza Italia Messo la Lega in dappertutto e fatto fuori i Grillini!

  40. oggi rivedendo il personaggio mi viene da ridere sulle aspettative dei commenti,una presa per il culo anche lui come salvini anti euro anti tav anti obbligo vaccinale e mettiamoci pure i 5s che colossale presa per il cu lo

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